Relazione tra pressione arteriosa, iniziale danno vascolare ed acidi grassi polinsaturi nei bambini obesi

Data inizio
25 ottobre 2012
Durata (mesi) 
12
Dipartimenti
Medicina
Responsabili (o referenti locali)
Fava Cristiano
Parole chiave
obesità, ipertensione arteriosa, eicosanoidi, omega-3

L’obesità rappresenta un problema di sempre più vasta rilevanza, soprattutto nei paesi industrializzati, diffuso sia nella popolazione adulta sia in età pediatrica(Kimm and Obarzanek, 2002).
Bambini ed adolescenti obesi, al pari della popolazione adulta, hanno un rischio aumentato, rispetto ai coetanei normopeso, di sviluppare insulino-resistenza, diabete, ipertensione arteriosa, steatosi epatica e le conseguenti complicanze (Nobili et al., 2011;Steinberger and Daniels, 2003).
Evidenze sempre maggiori hanno dimostrato che una dieta ricca in grassi, in particolare grassi saturi, senza un’adeguata assunzione di grassi insaturi, può facilitare la prevalenza dell’obesità (Li et al., 2008). Inoltre un alterato rapporto tra quantità di acidi grassi n-6 (n-6 PUFA) ed n-3 polinsaturi (n-3 PUFA: acido eicosapentaenoico, EPA e acido decosaesaenoico, DHA), a favore di un elevato introito di n-6 PUFA sembra associato ad un ulteriore aumento del rischio cardiovascolare, legato ad un effetto sfavorevole sulla sensibilità all’insulina, sul controllo pressorio e sul danno aterosclerortico (De Caterina R., 2011).
I bambini obesi, al pari della popolazione generale nei paesi industrializzati, hanno un’alimentazione iperlipidica, particolarmente sbilanciata verso un elevato introito di n-6 PUFA a fronte di una ridotta assunzione di n-3 PUFA(De Caterina R., 2011).
Da numerosi studi su modelli animali e da alcuni studi nell’uomo, è noto che i metaboliti via citocromo P 450 (CYP450) dell’acido arachidonico, il principale n-6 PUFA, quali l’acido 20-idrossieicosatetraenoico (20-HETE), gli acidi epossieicosatrienoico (EETs) ed i loro metaboliti inattivi acidi diidrossieicosatrienoici (DHETs), giocano un ruolo nell’omeostasi pressoria potendo essere implicati nello sviluppo dell’ipertensione arteriosa (Minuz et al., 2008). Il 20-HETE plasmatico ha un effetto vasocostrittore mentre gli EETs sono vasodilatatori; a livello renale entrambi esercitano un effetto natriuretico(Arnold et al., 2010). È noto che gli n-3 PUFA competono con l’acido arachidonico per il legame e il metabolismo via CYP450, modulando così la produzione e la bioattività dei loro derivati(Arnold et al., 2010).
Inoltre alcuni polimorfismi di CYP4F2, CYP4A11 e EPHX2, i geni che codificano per gli enzimi responsabili del metabolismo degli eicosanoidi, si sono dimostrati essere associati al rischio di ipertensione e di ictus ischemico in una popolazione svedese(Fava et al., 2008;Fava et al., 2010;Fava et al., 2011). Il loro effetto non è mai stato testato in età pediatrica.
L’aterosclerosi è una patologia multifattoriale i cui primi stadi di danno subclinico sono stati documentati già in età pediatrica. La disfunzione endoteliale è un “marker” riconosciuto di danno vascolare che precede la formazione della placca aterosclerotica. Nelle prime fasi del danno aterosclerotico l’endotelio si mantiene anatomicamente integro, ma risulta alterato l’equilibrio tra meccanismi vasodilatatori e vasocostrittori, a favore di questi ultimi. In una fase successiva si evidenziano le alterazioni anatomiche, caratterizzate inizialmente da un incremento dello spessore medio-intimale, in seguito dalla formazione della placca vera e propria (Jonk et al., 2007). La funzione endoteliale è valutabile con la metodica non invasiva della dilatazione flusso-mediata (FMD). Anche la determinazione degli indici di rigidità arteriosa (PWV, pulse wave velocity; AI, augmentation index) sono indagini non invasive attualmente utilizzate per la determinazione della funzione vascolare (Tomiyama and Yamashina, 2010). Una ridotta FMD e l’alterazione delle proprietà elastiche delle arterie carotidi sono state descritte precedentemente in bambini ed adolescenti obesi (Aggoun et al., 2008).


L’ipotesi alla base della ricerca è che i bambini obesi ipertesi, a causa di un’alimentazione ricca in acidi grassi omega-6 rispetto agli acidi grassi omega-3, abbiano una concentrazione maggiore di acidi epossieicosatrienoici (EETs) nel sangue rispetto ai bambini obesi normotesi.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Franco Antoniazzi
Professore associato
Cristiano Fava
Professore associato
Aree di ricerca coinvolte dal progetto
Peripheral Vascular Disease

Attività

Strutture